Dicembre 7, 2019

Ho vissuto questi anni di esperienza in carcere come una “palestra” che mi ha esercitato all’ascolto, alla comprensione, al rispetto, in un lavoro interiore costante, di abbattimento dei pregiudizi e di sospensione del giudizio per poter riconoscere le persone come più grandi del reato commesso.

Non è stato un semplice lavoro interiore, mi ha richiesto una continua modifica e rettifica di me stesso, del mio modo di pensare e di guardare, anche il mondo esterno al carcere. Questa esperienza mi ha fatto crescere e mi ha cambiato profondamente… quando si vivono certe esperienze, incontri le persone e le loro storie, non è più possibile far finta di non aver visto e fare a meno di esserne coinvolto, e di mettersi in gioco…

Come volontario, sostengo la necessità di “allenarsi al perdono”, per riuscire ad abbattere i pregiudizi e vedere la persona, la sua storia e la sua sofferenza al di là del reato che può aver commesso.

Dal 2016 ho elaborato con i miei bambini di catechismo questi pensieri, coinvolgendo i loro genitori e detenuti/e con figli più o meno della stessa età, in una profonda esperienza umana per tutti.

In carcere ho incontrato persone che hanno avuto la volontà e il coraggio di riscattarsi, percorrendo una strada in faticosa salita, nel discernimento della propria vita, alla riscoperta di sé stessi con l’aiuto della fede e della speranza.

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